Pubblicato da: Tony Troja | aprile 29, 2010

Baarìa non è (purtroppo) Giuseppe Tornatore.

Oltre ad essere stata punto di villeggiatura per la nobiltà palermitana, è anche famosa per aver dato i natali a Giuseppe Tornatore, regista di fama mondiale che ad essa ha dedicato il suo ultimo film: Baarìa. Oggi, però, Bagheria, rischia di essere ricordata come la terza città più sporca d’Italia. Infatti, dopo Napoli e Palermo, Bagheria  è sommersa ogni giorno da quintali di rifiuti. Ho voluto filmare una giornata tipo di un gruppo di allegri cassonetti. Premetto che non ho voluto riprendere tutto. Così vi racconto quello che ho visto. Si parte alle ore sette. Gli operatori ecologici arrivano davanti ai cassonetti della spazzatura. Mi avvicino e gli chiedo se vogliono rispondere a qualche domanda. Preferiscono di no e mi chiedono anche di non essere ripresi. Io, rispetto il loro volere e comincio a catturare le immagini per questo servizio. L’area da pulire necessita di un bobcat.

Non appena raccolti tutti i rifiuti, uno degli operatori si avvicina e, per qualche secondo, discutiamo un po’ sul problema della “munnizza” di Bagheria. Mi dice che questa situazione va avanti da almeno tre anni.

Onestamente capisco il fatto di non voler essere ripresi. C’è sempre il timore che qualcuno, più in alto nella scala gerarchica, possa riconoscere gli impiegati e far pressione su di essi. Ma quello che spiego a questi ragazzi è che il lavoro che hanno è garantito, perché in fondo, ogni giorno si produce spazzatura. E lo scopo di questo servizio è tutelare il rapporto che c’è tra gli utenti che usufruiscono del servizio e gli operatori ecologici (che svolgono bene il loro mestiere) che spesso fanno la parte dei parafulmini a tutti i problemi dell’azienda (però, come in tutti i lavori che prevedono appalti o contratti, se chi, al vertice dell’amministrazione, commette illeciti, i primi a farne le spese, sono proprio gli impiegati. NDR).

   Ancora qualche parola e, poi, l’autocompattatore e gli operatori ecologici continuano il loro giro. L’area che fino a pochi minuti prima era così, in meno di un quarto d’ora, è totalmente pulita. Sono le quasi sette e venti. 

Purtroppo, già dopo pochi minuti, i primi cittadini bagheresi che portano a spasso il cane, che accompagnano i figli a scuola, vanno al lavoro, sono già davanti ai cassonetti dell’immondizia con i loro sacchetti. Ma qui a Bagheria, come a Palermo, del resto, bisogna per legge, gettare la spazzatura tra le 18 e le 22. E quindi ecco come si presenta la situazione dei quattro cassonetti alle 8:00…alle 10, alle 12 e alle 14. E proprio alle 14:00, l’autocompattatore, torna per la seconda volta, ripulendo l’area.

 Ma poche ore dopo, succede qualcosa di strano. Mentre sto camminando nel centro di Bagheria, vengo riconosciuto da un paio di persone che mi dicono che dopo avermi visto con la videocamera in mano, s’era sparsa già la voce nel paese. E quindi, molti di quelli che, fuori dall’orario consentito, gettano la spazzatura, avevano preferito rimandare il loro gesto quotidiano. Inoltre mi dicono che, per lo stesso motivo, quei quattro cassonetti che io avevo monitorato, non erano stati riempiti come al solito.  

Quindi decido di riprendere di nuovo i cassonetti. Ma stavolta, senza farmi vedere. Ed ecco il risultato. 

Alle sette, l’autocompattatore arriva senza il bobcat, lasciando, lì dov’è, la spazzatura che si trova all’esterno dei cassonetti. A questo punto, ecco come si presenta la situazione alle 8:00…alle 10, alle 12 e alle 14. 

Alle ore 14.45, l’autocompattatore arriva per il secondo giro. Anche questa volta senza il bobcat. Quest’ultimo, arriva con un altro autocompattatore alle 15.35 e anche questa volta, grazie al lavoro degli operatori ecologici, nel giro di pochi minuti, l’area è di nuovo pulita.

 Tutto bene, direte voi. No, per niente. Perché all’indomani mattina, alle ore 7.45 questa è la situazione dei quattro cassonetti. Dalle trasparenze dei sacchetti di plastica, scorgo che non esiste quasi per niente la raccolta differenziata. Unita all’atto di gettare fuori orario la spazzatura, si ottiene il risultato che abbiamo visto nelle immagini. Ma allora, esiste la soluzione al problema? Certo che esiste, bisogna unire il pugno di ferro in guanto di velluto e la partecipazione dei bambini. Pensate che sia troppo stile “Avatar”? Io dico, invece, che si tratta di un progetto fattibilissimo.

 Basterebbe collocare davanti alle scuole elementari e medie, i cassonetti per la differenziata, ma solo quelli della carta, del vetro e della plastica, in modo da responsabilizzare bambini e soprattutto genitori all’educazione e al rispetto dell’ambiente. E l’umido? L’umido resta nei contenitori sotto casa. Quanto volume si può risparmiare, in un sacchetto, togliendo plastica, carta e vetro?

Tanto. Tanto da non riempire i cassonetti, fino a farli straripare.

Eh…ma le cose non cambieranno mai. SBAGLIATO! Le cose stanno già cambiando. Dobbiamo essere noi a decidere in quale direzione farle cambiare. Se in peggio o in meglio.

 A voi la scelta. http://www.youtube.com/watch?v=MQqJNp-Arlg

ps: il progetto “Baarìa pulita” sopracitato è solo una bozza del progetto che, attualmente, è in lavorazione.

Bagheria è on line sul sito http://www.comune.bagheria.pa.it/

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Pubblicato da: Tony Troja | gennaio 27, 2009

Vita dura, se sei un cane italiano….

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Ultimamente sono ritornato nella città che mi ha cresciuto: Palermo.

Da qualche anno vivo in Romagna e ogni tanto, per questioni burocratiche, mi tocca prendere l’aereo per andare nel capoluogo siciliano.

Palermo, bella Palermo. Avevo già espresso belle parole, su questa magnifica città, in un libro che sto scrivendo.

Purtroppo, camminando nel centro della città, meta delle mie “scartoffie”, mi sono imbattuto in una realtà che è difficile, se non impossibile, incontrare nella zona in cui vivo: il randagismo.

Passo davanti ad uno dei locali di ristorazione più famosi di Palermo e noto che davanti ad una delle vetrine c’è un cane di taglia media rannicchiato il più possibile per limitare il freddo. Da buon amante dei cani e loro difensore, mi sono avvicinato per vedere se fosse in buone condizioni. Dopo una rapida occhiata mi sono accorto che dalla sua vagina usciva del sangue. Ho anche io una femmina di cane e so se si tratta di ciclo mestruale o meno.

Mi avvicino e lei non si muove di un centimetro, la tocco sulla fronte ma non apre gli occhi. Le tocco il naso, asciutto come il deserto. Decido di intervenire; chiamo il 112 e il carabiniere di turno mi da un po’ di numeri utili.

Chiamo la polizia municipale (ore 8.35) e non risponde nessuno; chiamo la Forestale e mi dicono che non è un problema di loro competenza; chiamo  il Canile e, dopo aver precedentemente fatto alcuni tentativi (telefono sempre occupato), finalmente riesco a parlare con qualcuno del personale. Comunico nome, cognome e numero di cellulare, spiego la situazione e l’operatore mi tranquillizza dicendomi che in pochi minuti sarebbero passati a prendere la cagna.

Purtroppo, i miei impegni inderogabili, mi obbligavano a lasciare il posto. Quindi, decido di parlare con il titolare del negozio davanti al quale giaceva il quadrupede, chiedendogli di dare un’occhiata all’animale poichè da lì a poco sarebbero arrivati, in soccorso, i volontari del canile . Dopo un paio d’ore, avendo sbrigato tutte le mie pratiche, torno davanti al negozio e il titolare mi dice che i volontari del canile erano arrivati cinque minuti dopo che me ne andassi io.

Tutto è bene quel che finisce bene.  MACCHÉ!

Faccio un po’ di strada a piedi per rivedere le bellezze architettoniche di Palermo e noto, con mio grande dispiacere, che quasi in ogni via incontro un cane randagio.  Dentro di me penso che se ci trovassimo indietro di due o tre secoli, tutto questo sarebbe normale. Ma quello che mi chiedo è anche peggio: “Come pretendiamo, nel 2009,  di definire civile e civilizzata una popolazione che ha ancora per le sue strade cani randagi? Una città con un milione di abitanti che, pur vedendo una situazione come quella della cagna da me soccorsa, continuano a camminare per la loro strada, fregandosene altamente.”

E ancora mi chiedo: “Come possiamo, nel 2009, lasciare che un allevatore utilizzi il metodo della selezione naturale per formare dei cani da caccia?  Lasciar morire di fame e di sete, senza alcun riparo dalle intemperie, decine di cani solo per il puro piacere di avere “un perfetto cane da caccia” che serve solo a riportare o ad indicare una preda già uccisa?

NEL 2009?!? ESISTONO ANCORA QUESTE COSE?”

Ancora, purtroppo in Italia, manca la cultura e il rispetto verso il mondo animale. Pochi italiani, che hanno un cane in casa, trattano il loro amico a quattrozampe come un membro della famiglia. Siamo ancora lontani dal definirci, noi italiani, amanti degli animali se, al minimo cenno di richiesta di soccorso, neghiamo qualsiasi aiuto.

Dovrei essere io a chiamare il Canile per segnalare la presenza di randagi lungo le strade o dovrebbe essere compito del Comune di questa o quella città far girare quello che una volta era l’accalappiacani?

Se fai una domanda di questo genere a qualsiasi sindaco di qualsiasi città italiana, egli ti risponderà: “non abbiamo i fondi necessari per svolgere questo tipo di servizio. “

A queste parole, un qualsiasi individuo, dotato di buon senso civico, urlerebbe: “ALLORA CAMBIATE MESTIERE!

Invece di chiamare per la festa dell’ultimo dell’anno, cantanti che per fare quattro canzoni, pretendono decine di migliaia di euro , che utilizzassero almeno, una parte di questi soldi (NOSTRI) per occuparsi del randagismo.

Alcuni mi bacchetteranno dicendo che prima degli animali bisogna pensare agli uomini. VERO.

Ma l’uomo se ha bisogno, parla, grida, urla, piange. Il cane no.

Allora, Dio benedica tutte quelle persone della Lega Nazionale per la Difesa del Cane, Giorgio Panariello, le associazioni in difesa dei quattrozampe e tutti i veri amanti dei cani, perchè LORO DANNO VOCE A CHI NON PUÒ PARLARE.

Tony Troja

Pubblicato da: Tony Troja | novembre 14, 2008

Devil, il destino in un nome…

(In video: Luca e il suo Bud)

Ho appreso giorni fa la notizia che a Sambuceto, un piccolo paesino nel comune di San Giovanni Teatino (Chieti), un giardiniere di 61 anni, Piero Ferri, viene azzannato dal cane (un rottweiler di 11 anni) dei proprietari della villa (Rinaldo Di Donato). Il poveretto, trovato morto, conosceva bene l’animale. Infatti sin da quando il cane era cucciolo, il Ferri entrava a Villa Di Donato per curare le piante.

Cosa ha scatenato, quindi, in Devil (Diavolo, per chi non sapesse l’inglese) tutta questa ferocia?

Faccio una breve navigata sul web e scopro che sul sito www.firmiamo.it esiste una petizione on line chiamata appunto “Salviamo Devil” (fonte http://www.firmiamo.it/salviamodevil). Inutile dire che come me,  molti miei amici e conoscenti hanno firmato la petizione promossa dalla fondatrice Francesca Borelli.

Inoltre, ho anche contattato la redazione del Sambuceto. info per sapere se la notizia dell’avvenuta soppressione del cane, data da una radio locale, fosse attendibile o meno. Il signor Luigi Mincione, direttore responsabile del quotidiano on line, mi comunica, invece, che il cane si trova in custodia dal responsabile del Servizio Veterinario di Sanità Animale, il Dott. Piero Di Lullo.

Cerco ancora di capirne di più e allora navigo alla volta della LAV, la Lega AntiVivisezione. Telefono al coordinatore della Regione Abruzzo, Paolo Migliaccio, il quale mi comunica che Devil al momento è, sì, dal veterinario, ma ancora vivo, poichè, proprio al dott.Di Lullo, la LAV aveva notificato una diffida a sopprimere il cane senza i necessari accertamenti della Polizia Veterinaria. C’è ancora tempo, quindi, per chiarire la posizione del cane. Paolo Migliaccio, però, mi dice anche che “il Centro”, il giornale più letto d’Abruzzo, titolava due giorni dopo l’accaduto con “VOGLIONO SALVARE IL CANE ASSASSINO”.

Io lo avviso che una piccola comunità di persone (che in soli due giorni ha raggiunto quota 1374 adesioni) ha approvato e firmato la petizione della sig.na Borelli, e che andremo avanti per fare tutto il possibile per salvare la vita di Devil. Anche un’altra petizione, http://www.firmiamo.it/nonuccidiamoilrotwailerdichieti, sempre sullo stesso sito, sta cercando di non fare giustiziare (termine orrendo) un innocente. Piero Larghi è il promotore di questa petizione che, in soli due giorni ha raggiunto e superato abbondantemente le 1000 firme.

Quello che io mi chiedo è: la gente sa come ci si comporta in presenza di cani? La maggior parte delle persone non lo sa affatto. É chiaro che poi accadono avvenimenti come quello in questione. Voglio dire: possiedi un cane già di per sè difficile da gestire dal padrone se addestrato alla difesa del territorio, gli dai un nome che nemmeno Dario Argento userebbe per un personaggio dei suoi film(Killer, Hannibal Lecter ecc.)  e pretendi che non accada niente a chi entra in casa tua?

Non ci sono scusanti e, inoltre, credo che non si debba dare addosso al cane, se voluto e “usato” solo per questo scopo.

Non voglio fare nessuna illazione, ma chi ci garantisce che il cane non sia stato, in passato, ripetutamente picchiato (magari anche dal giardiniere stesso) per renderlo ancora più feroce?

Nel frattempo chiamo la redazione di Striscia la notizia e lascio il messaggio al Gabibbo.

Contatto la Borelli e quest’ultima mi comunica che un’e-mail è arrivata al suo indirizzo di posta elettronica. Ve la voglio riportare qui sotto:

Buonasera, non mi conosce, ma ho avuto modo di leggere la sua petizione sul sito www.firmiamo.it. Mi permetto di scriverle perchè conosco direttamente la vicenda, conosco molto bene le persone che la stanno vivendo e mi permetta di dirle che il tono della sua petizione è inappropriato e fuori luogo. Lei non solo si preoccupa (anche giustamente) di difendere la vita di un cane, lei cita fatti di cui non è assolutamente a conoscenza. Il suo interesse è salvare la vita ad un cane, oppure fare “notizia” con una petizione su internet che poco o nulla potrà in questa vicenda? Lei non ha neanche idea di chi sono i proprietari di Devil, come abbiano amato e coccolato quel cane e quanto lui fosse uno della famiglia, piuttosto che IL CANE DA GUARDIA. Devil non è un cane da guardia, gode dell’amore di tutti i componenti della famiglia che lei cita e il suo destino è motivo di sofferenza per tutti. Il vero problema è che lei non comprende, lei non si immedesima, evita volutamente di affrontare problemi ben più gravi come quelli che devono affrontare i proprietari e i familiari di chi ha perso una persona cara. Opporsi alla soppressione di un cane che ha ucciso un uomo? Ma lei in che mondo vive? Lo sa che si viene COSTRETTI dalle forze dell’ordine e dalla magistratura? Lo sa che esiste uno STATO che impone determinate scelte? Le sue allusioni sul trattamentl del cane, sull’uso che ne veniva fatto come cane da guardia e soprattutto le allusioni sull’eventuale menefreghismo con il quale ha risposto chi lo ha avuto in casa per anni, sono vergognose!
       Ha visto il mare di commenti carichi di odio di persone che come lei non conosco la vicenda? Ha visto cosa genere l’ignoranza? Ignorare dei fatti e permettersi di commentarli, è quanto di più infantile e sciocco possa essere fatto. Si vergogni, e cresca! DANIELE PASQUALI
“.

La risposta di Francesca è stata immediata, ma al contrario di quella del metronotte, assolutamente pacata e priva di insulti personali.

Adesso mi chiedo un po’ di cose:

Perchè nessuno ha parlato di RESPONSABILITÁ OGGETTIVA?!? 

In fondo, se il tuo cane combina guai, non è solo tua (padrone) la responsabilità?

Perchè nessuno dei vicini è stato ascoltato dal pm a proposito dei rapporti con i sigg. Di Donato e il loro cane?

Perchè il dott. Di Lullo ha tutta questa fretta nel sopprimere il cane?

Un veterinario non dovrebbe salvarli gli animali?

Ho telefonato ad un po’ di veterinari ed addestratori cinofili per sapere la loro in merito alle razze cosiddette “pericolose”. Nella totalità delle telefonate, mi è stato risposto con ciò che, in sintesi, Maurizio Pasinato della SISCA (Società Italiana Scienze Comportamentali Applicate) afferma: “IN BASE ALLA GENETICA NON ESISTONO CANI PERICOLOSI, TUTTO DIPENDE DAI LORO PADRONI“.

In più, vorrei aggiungere il commento lasciato da Tatiana Colpani, educatrice cinofila: “…da educatrice cinofila reputo che un qualsiasi cane, dato a comportamentalisti ed educatori cinofili possa esser recuperato. non accetto assolutamente che un cane venga abbattutto perchè lo ha comprato un ignorante, crudele che si reputa essere umano“.

Infine chiudo con un mio aforisma: “Alla loro nascita, tutti i cani sono angeli. Se diventano diavoli è solo per nostra colpa”.

Dio benedica il Diavolo

Tony Troja

Pubblicato da: Tony Troja | agosto 20, 2008

Ieri il lupo cattivo e l’orco, oggi il rottweiler e il pitbull

Quando eravamo bambini c’erano sempre, ad ogni azione sbagliata o commessa con puerile cattiveria, le mamme o le nonne che ci dicevano di non fare più quell’azione o il lupo o meglio ancora, l’orco, ci avrebbe mangiati. Oggi il lupo è in via estinzione e l’orco è diventato il beniamino dei piccoli insieme ad un asino (da sempre simbolo di ignoranza!) quindi non sono più personaggi che incutono timore nei bambini. Io, però, spesso quando cammino per strada con i miei due rottweiler (sempre al guinzaglio) e incontro una mamma, sento quest’ultima dire al figlioletto: “Guarda che cagnoni, fai il bravo se no ti mangiano!”. Una volta, dicevo, c’era il lupo. Posso anche capire la frase “Fai il bravo che se no viene il lupo e ti mangia” ma mi stupisco nel sentire una madre dire al figlio una cosa simile ma con oggetto il cane. Ci meravigliamo se poi i bambini crescono con il timore di accarezzare un cane o peggio ancora crescono con la convinzione che il cane è il nemico da torturare o abbandonare per strada o uccidere. A supporto di tutto questo, la politica, i mass-media e la grande ignoranza diffusa sul territorio italiano, rendono ancora più repellente la conoscenza e la cultura verso il trattamento ed il rispetto animale. Soprattutto canino. Cominciando dalla politica, l’ex-ministro Sirchia, nel 2003, se ne uscì con una legge alquanto discutibile. In sostanza, apprese dalle televisioni del suo padrone (Berlusconi) che in quel periodo vi furono molti casi di aggressione da parte di cani appartenenti a certe razze. Quindi, chiamò un manipolo di “esperti” (nessuno veramente competente in materia) e stilò una lista di 111 razze canine “potenzialmente pericolose”. Dopo qualche mese, la lista venne accorciata di molto. Da 111 si passò a sole 18 e in quest’ultima fase di “taglio” i rottweiler erano stati graziati ma subito aggiunti perchè, testuali parole di Sirchia “ABBIAMO INCLUSO I ROTTWEILER PERCHÉ IN QUEST’ULTIMO PERIODO CI SONO STATI TROPPI CASI DI AGGRESSIONI DA PARTE DI QUESTA RAZZA”. Mi vien da pensare… Se la Punto è la macchina che in Italia fa più incidenti, forse allora, la FIAT dovrebbe ritirarle dalla vendita e dovrebbe anche bandirla dalla produzione! Quindi, non è il guidatore che sbanda, o che è ubriaco, o ha un colpo di sonno, o semplicemente non sa guidare, NO! La colpa è della macchina. Allora, ho fatto un confronto con altri Stati dove ho un po’ di amici e ho chiesto se nei loro Paesi esiste una legge sui cani pericolosi. Inutile dire che mi hanno riso in faccia. In Svezia, il cane così come tutti gli animali domestici e non, è considerato quasi sacro. In Austria i cani, possono anche entrare nei musei, salire sui mezzi pubblici ed entrare al ristorante dove i camerieri portano anche una ciotola con abbondante acqua fresca. Poi, esistono quei paesi che addirittura vietano l’ingresso nel loro territorio ad alcune razze. Per esempio, un pitbull non può entrare in Gran Bretagna, perchè il padrone è perseguibile legalmente e il cane, sequestrato, può venire anche soppresso. Allora penso che forse, i pitbull o i rottweiler inglesi e quelli italiani, sono pericolosi e quelli svedesi e austriaci no. Idem come sopra per la Punto. Non è il padrone che istiga il cane alla violenza, NO! É il cane che è pericoloso! Quando incontro qualcuno che mi chiede se davvero sono pericolosi, io rispondo sempre con una frase detta da Maurizio Pasinato, medico veterinario, direttore della SISCA, Società Italiana di Scienze Comportamentali Applicate, “IN BASE ALLA GENETICA NON ESISTONO CANI PERICOLOSI, TUTTO DIPENDE DAI LORO PADRONI” ( http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo144456.shtml ).

Io, essendo possessore di due rottweiler, ho letto la casistica delle aggressioni da parte di questa razza. Sono per la totalità casi in cui o il padrone lascia il cancello di casa aperto e il cane (spesso utilizzato come cane da guardia e da difesa del territorio) aggredisce il primo malcapitato, o perchè l’aggressione viene subita in casa (dove la museruola non gliela metti al cane!). Quindi, mai un rottweiler legato al guinzaglio ha mai aggredito qualcuno. Mi ritorna alla mente un episodio spiacevole accaduto in quel di Torino dove due rottweiler hanno ucciso una bambina di nove mesi. Non voglio creare polemiche ma bisognerebbe andare aldilà di quello che si sente in televisione. Ho approfondito le ricerche e ho scoperto che i due molossi, erano stati perfettamente addestrati alla difesa della villa e all’incolumità della famiglia ivi residente. Famiglia composta esclusivamente da padre, madre e figlioletta di nove mesi. Cosa è successo allora veramente? Semplice: i genitori erano andati via e avevano lasciato la piccola con la nonna. Per un cane, soprattutto addestrato come quelli di Torino, puoi essere l’amico più fidato o il parente più stretto, ma se entri in casa senza il padrone è il cane a diventare il padrone di casa e quindi costretto per natura a difendere la zona e chi ci vive dentro. D’istinto i cani si sono lanciati verso la nonna che non curandosene, aveva preso in braccio la piccola, segnando così il suo destino. Hanno cercato di strappare dalle mani del “pericolo” la piccola che avendo le ossa del cranio non ancora formate, alla minima pressione mandibolare è deceduta. Forse se la nonna avesse saputo comportarsi davanti ad un cane o se i genitori avessero avvisato la nonna delle caratteristiche dei due cani, a quest’ora non sarebbe successo nulla di tutto questo. Ma ai mass-media e soprattutto alla stragrande maggioranza degli italiani ignoranti tutto questo non importa. L’importante è sbattere il mostro in prima pagina. Però, quando poi, un chihuahua ti morde un polpaccio perchè la padrona lascia il cancello di casa aperto, e devi assentarti dal lavoro per fare l’antidifterica e ti restano i segni dei canini, nessuno riporta niente. E certo! Chi è quel fesso che va a dire in  televisione che è stato morso da un cane grosso quanto un mocassino? Certe volte penso che se a scuola, al posto di storia e trigonometria, si insegnasse a conoscere e a convivere con gli animali, forse tutte queste aggressioni non accadrebbero. E poi, ancora, com’è che quando c’è un caso di aggressione da parte di pitbull o rottweiler, si cita la razza e quando è un altro cane non lo si fa? Se fosse un pastore tedesco? Impossibile! Un setter? Fantascienza! Un chow-chow? Nella maniera più categorica! Però forse nessuno sa che dopo i meticci (o bastardini), la razza che aggredisce di più è proprio quella dei pastori tedeschi. Però, nel mio quartiere le vecchie sono convinte che Rex esista davvero e salvi i bambini. Potenza della televisione! Io, da un po’ di tempo non ho più problemi con nessuno. Fino a qualche mese fa, un giorno sì e uno no, bussavano i carabinieri perchè era da poco avvenuta un’aggressione. Sì, ma se il cane aggredisce a Vicenza, perchè vieni a rompere le balle a me che sto a Cesena?!? E poi, perchè se dal 1952 esiste una legge che dice che tutti i cani sul territorio nazionale italiano devono essere condotti al guinzaglio, vedo scorrazzare quadrupedi dappertutto senza guinzaglio e senza collare? Io sono sicuro dei miei cani, al 200%, ma se si dovesse avvicinare un cane sciolto che attacca uno dei miei, pensate che i miei si farebbero malmenare senza battere ciglio? Io dico che non lo farebbe nessun cane. Io ringrazio l’Onorevole Donatella Poretti che in più di un’occasione si è battuta per cambiare o eliminare questa ordinanza assurda e disumana. Riporto, qui di seguito, l’intervento dell’Onorevole Poretti:

“E’ stato abbastanza insolito oltre che imbarazzante sentirsi oggi rispondere all’interpellanza urgente (1) che ho rivolto, insieme ai 48 deputati di vari gruppi parlamentari che l’hanno sottoscritta, al ministero della Salute, sull’ordinanza del 12 dicembre 2006 in tema di “Tutela dell’incolumita’ pubblica dall’aggressione di cani”.
Il Sottosegretario al ministero della Salute, Gian Paolo Patta, ha infatti riletto la stessa identica risposta che Antonio Gaglione, altro sottosegretario dello stesso ministero, aveva gia’ letto ieri nel corso di una informativa urgente in XII commissione (Affari Sociali). (2)
48 deputati, me compresa, si sono trovati davanti ad un vero e proprio muro di gomma. La freddezza burocratica ha prevalso. Inutile continuare a dichiararsi disponibili al dialogo quando per legge, da ora in poi, tutti i padroni di un cane che fa parte della black list delle razze stilata dal ministero della Salute, saranno obbligati ad usare sempre museruola e guinzaglio.
Eccoci arrivati ad un’altra soluzione all’italiana! Si proibisce, in questo caso la liberta’ di socializzare per un animale, nella convinzione di trovare una soluzione ad un problema, quello delle morsicature, che nulla ha a che fare con la razza di un animale. La lista dei “cani pericolosi”, gia’ presente nell’ordinanza del precedente Governo, si e’ dimostrata inefficace ed ha ricevuto critiche da veterinari e specialisti. Non esistono razze aprioristicamente pericolose, ma comportamenti aggressivi derivati dalle condizioni in cui vengono tenuti i cani. L’uso congiunto di museruola e guinzaglio non e’ sempre necessario, impedisce la socializzazione e puo’ comportare il manifestarsi di atteggiamenti aggressivi. Gli eventi di morsicature si sono infatti avuti in casa o in presenza di cani sciolti, in alcuni casi scappati dai loro recinti.
A questo punto spero che tutte le associazioni animaliste, i veterinari ed i padroni di cani che fino ad ora ci hanno sostenuto, ritenendo questa ordinanza assurda e razzista, si uniscano alla nostra mobilitazione per trovare una soluzione che rispetti i nostri amici a quattro zampe.
Per mio conto, preannuncio che da oggi in poi non rispettero’ la legge ritenendola ingiusta, e al mio pit bull Leon, che sara’ al mio fianco al guinzaglio, accanto al passeggino con mia figlia di dieci mesi, non apporro’ un ulteriore strumento di tortura come la museruola.”

Mi associo in toto alle parole dell’On.Poretti ma capisco anche che ci sono persone che hanno paura dei cani. Per questo io, così, come altre persone che hanno i cani, molte volte mi scanso per strada se incontro qualche passante e ripeto, non lo faccio perchè i miei cani siano aggressivi ma solo per una questione di rispetto verso chi, incontrandomi, potrebbe avere paura. Questo gesto, però, la maggior parte delle volte, non è interpretato bene e allora alimenta di più l’ignoranza nella gente. Ma se non mi scanso io, ci pensa il pedone a cambiare strada. Allora io che ci posso fare? Niente! Ormai in un Paese come il nostro, dove esiste solo il gossip e le notizie sono false, è chiaro che è impossibile trovare un momento per riflettere su temi di importanza sociale come i cani. Gli italiani si sono sempre dichiarati amanti degli animali. Io ho avuto sempre i miei dubbi e sono sempre stato d’accordo con le parole del Mahatma Gandhi:

Il livello morale di un popolo si può giudicare dal modo in cui tratta gli animali.

Da ciò ne deriva: italiani = immorali.

Pubblicato da: Tony Troja | maggio 18, 2008

Steve Lukather, cinquant’anni di umiltà

                                         

Qualche settimana fa, ho comprato una chitarra per un mio amico che abita all’estero. É una MusicMan modello Luke. L’ho comprata da Tomassone a Bologna. Chitarra eccezionale, molto versatile e apprezzata da molti chitarristi nel mondo. Qualità eccezionali volute proprio da Steve Lukather, in collaborazione con la MusicMan, per questo strumento, assicurando che la fabbrica non costruisce una chitarra proprio per lui e le altre sono fatte in serie per i comuni mortali. Assolutamente no. In un’intervista ha addirittura detto che potrebbe andare in tour per il mondo senza chitarra e che entrando in un qualsiasi musicshop del mondo, avrebbe potuto comprarne una, sicuro che quella sei corde è esattamente identica e funzionale come le sue Luke, colori a parte.

Al momento di comunicare l’indirizzo di spedizione, i ragazzi di Tomassone mi chiedono se voglio partecipare alla clinic che proprio Steve Lukather avrebbe tenuto il diciassette maggio a Bologna. Quasi in lacrime dalla gioia, dico che ovviamente voglio essere presente all’evento e quindi lo staff della liuteria più famosa d’Italia mi chiede se voglio che Lukather firmi la chitarra del mio amico. A questa domanda le lacrime di gioia vengono giù, questa volta davvero. Decido però di farmela spedire a casa e di portarla alla clinic con me, sperando magari di incontrarlo personalmente.

Arriva il gran giorno. Arriviamo, io e la mia fidanzata, all’Hotel Savoia di Bologna con circa quaranta minuti di anticipo rispetto all’inizio della clinic e con poca meraviglia ci accorgiamo che già erano presenti più di quattrocento persone. Intravedo vicino al palco uno dei ragazzi di Tomassone e con un cenno attiro la sua attenzione. Ci mima di andare sotto il palco e noi lo facciamo portando dietro la chitarra. Eravamo in cinque ad avere la Luke da autografare; una io, una un ragazzo di Giarre e tre di un ragazzo napoletano. Poi ci viene chiesto di seguire il ragazzo di Tomassone giù in camerino per lasciare le chitarre da firmare. Chiediamo di poter assistere alle firme ma un assistente di Lukather ci dice che il chitarrista era leggermente incazzato per via di piccole cose che aveva chiesto e che non gli erano state concesse. In sostanza, non voleva che fosse presente una cover band dei Toto, band che invece era sul “suo” palco sperando di fargli un tributo gradito. Stiamo per fare le scale per salire nella sala convegni del Savoia, quando vediamo spuntare proprio Steve Lukather. Io accendo subito la videocamera, ma non riesco a riprendere l’attimo in cui lui, vedendoci, ci ha fulminati con lo sguardo. Poi, accortosi della ripresa, stringe la mano ai due ragazzi e sorride benevolmente andando verso il suo camerino. Noi saliamo e ritorniamo in sala.

Fabrizio Grossi, produttore e amico di Lukather, e traduttore per l’occasione, annuncia l’ingresso e io con la mia videocamera nuova fiammante, comprata apposta per l’occasione, comincio a riprendere tutto. Lukather entra in sala accolto da una ovazione impressionante, la gente lo vuole toccare al passaggio tra le file di sedie della sala. Lui è un po’ emozionato; sale sul palco, saluta in perfetto italiano, ringrazia il suo amico Fabrizio e chiede subito due birre. Una per lui e una per Fabrizio, un cin cin, un sorso veloce e prendendo la chitarra, dice di non sapere quello che andrà a suonare da lì a poco. Comincia con un suono pulito accompagnato da un leggero chorus e un delay molto armonioso. Passa poi ad un suono leggermente distorto che progressivamente aumenta fino a completare il tutto con un wah-wah. Tutti a seguire in religioso silenzio fino alla fine, quando scatta un altro fragoroso applauso. Fabrizio chiede se qualcuno vuole fare qualche domanda a Steve e io non perdo tempo gridando subito “IO!”. Arriva Stefano, dello staff, con un microfono che non funziona, allora io grido la mia domanda a Lukather e gli chiedo, su precedente suggerimento del mio amico per il quale ho comprato la Luke, quante molle ha il suo tremolo. Tutto questo in inglese. Lui mi risponde che alcuni usano due molle ma lui ne preferisce tre, le due laterali oblique e un centrale dritta. Ringrazio. Stefano passa il gelato ad un altro ragazzo per una altra domanda ma anche stavolta il microfono non va. Qui, avviene una piccola gag involontaria. Steve dice: “Microphone doesn’t work tonight, uh?!?”; e io, involontariamente, gli urlo: “I know!”. Lukather scoppia a ridere e la gente comincia ad applaudire al simpatico siparietto comico. Le domande si susseguono per circa due ore, interrotte ogni tanto da qualche dimostrazione pratica del chitarrista dei Toto. Alla fine, ci saluta tutti con una chicca: Little Wing di Jimi Hendrix suonata e cantata. Scrosciano gli applausi e lui ritorna in camerino. Lo seguo con la scusa che la “mia” chitarra si trova ancora lì, scendo le scale e vedo che infila la porta del bagno….. Natura premit. Poi, chiede a tutti un attimo per riprendersi, bere e mangiare qualcosa per poi accoglierci nel suo camerino. Entro, ho solo la macchina fotografica perchè la batteria della videocamera mi ha piantato dopo un’ora e mezza di riprese ininterrotte. Comincio a fare delle riprese in modalità video ma non voglio sprecare tutta la memory card. Riprendo Lukather che firma dei cd booklet e allora Fabrizio mi chiede se voglio farmi una foto con Steve. Metto subito la modalità foto e voilà. Cominciamo a parlare un po’ e gli faccio alcune domande sulla chitarra, su altri artisti e poi, anche di registrare un saluto per il mio amico. Lukather è disponibilissimo. Mi firma anche il retro del pass e io a questo punto lo ringrazio e lo saluto dicendogli: “Thanks to exist”, e lui, sorridendo, mi risponde “Thanks to resist”. Genio. Salgo le scale, raggiungo la mia fidanzata, recupero la chitarra autografata e ritorniamo a casa. 

In conclusione, ho conosciuto una persona splendida che nella sua carriera ha realizzato più di mille e duecento collaborazioni e che nonostante tutto è ancora disponibile nel farsi una foto con il primo che incontra e sempre con il sorriso sulle labbra.

Evviva la musica. Quella vera.                       

Pubblicato da: Tony Troja | maggio 17, 2008

La sindrome di Stoccolma e il suo vaccino

Sono stato recentemente in Svezia, a trovare un amico italiano che lavora lì da un po’ di tempo. Mi sono detto “vado anche io perchè, onestamente, negli ultimi due anni, ho cambiato lavoro quattordici volte grazie alla legge 30”. Prima di partire comincio a prendere informazioni sulla Svezia e sulle possibilità di lavoro nella capitale. Proprio in quei giorni, mentre facevo zapping, mi fermo su Italia1 dove Paolo Del Debbio illustrava le differenze tra gli stipendi minimi e le tasse degli italiani e degli svedesi. Che tempismo…

Noto che gli stipendi annuali minimi italiani ammontano circa a €12.000 mentre quelli svedesi a circa €24.000 e che le tasse pagate dagli italiani sono il 45,9% contro il 45,4% degli svedesi. Quindi, in sostanza noi paghiamo più tasse per avere anche meno servizi. Il mio amico, chattando un po’ la sera, mi spiega che non è del tutto vero che la vita in Svezia è molto cara. Alcune cose lo sono, ma per il resto si vive sicuramente meglio che in Italia. Un esempio solo le utenze casalinghe. L’acqua corrente è a costo zero e la stessa acqua che esce dal rubinetto è potabilissima, i consumi di luce e di gas costano un quarto rispetto al nostro Paese.

Mi sono detto: “IO VADO IN SVEZIA!”. Ci sono andato, ed ecco cosa mi è successo:

Da premettere che in Svezia parlano tutti un ottimo inglese.

Il mio amico giorni prima, aveva parlato con il suo capo per un posto da barista/cameriere dentro una grande struttura adibita al gioco. Il manager gli chiede se io parlo svedese. Ovviamente no, ma il mio amico aggiunge che parlo quasi correttamente cinque lingue. Lui risponde, allora, che sarebbe meglio se io parlassi svedese. Sentendosi dire così, il mio carissimo amico non approfondisce e mi suggerisce di andare un’agenzia di lavoro. Quindi mi reco all’Adecco di Stoccolma, visto che Adecco è il gruppo leader mondiale nella gestione delle risorse umane, e penso che il metodo usato dalle agenzie italiane sia uguale a quello svedese. In pratica, in Italia, vai all’Adecco della tua città, riempi il loro modulo con i tuoi dati, il tuo titolo di studio e le esperienze lavorative, e in base a quello, “cercano” un lavoro per te. All’Adecco di Stoccolma, mi presento, e in un perfetto inglese, dico che sono italiano e cerco lavoro nella capitale. La signora tanto gentile dell’agenzia mi dice senza aggiungere altro che non ci sono posti di lavoro disponibili. Chiedo se è per un discorso di nazionalità, visto che noi italiani all’estero, grazie ai nostri politici, siamo considerati sempre pizza e mandolino, ma per fortuna l’impiegata mi da come spiegazione il fatto che bisogna essere iscritti nelle “liste di disoccupazione” svedesi per poi essere richiamati in un secondo tempo per affrontare un colloquio con l’agenzia. Vado via un po’ scornato e vado a pranzo fuori con il mio amico italiano per distrarmi un po’. Ci incamminiamo e vediamo un ristorante dal nome tipicamente italiano. Entriamo, ci sediamo e ci accorgiamo che il maitre è un nostro connazionale e allora, il mio amico gli chiede se cercano un cameriere o quant’altro. Il responsabile della sala, ci dice che in estate prendono sempre degli extra ma devono parlare svedese. Mi chiede quante lingue parlo e poi mi fa una domanda: “MA COME, PARLI ITALIANO, INGLESE, FRANCESE, TEDESCO E SPAGNOLO E NON PARLI LO SVEDESE?!?”. Rimango basito visto che comunque, lo svedese non è una vera e propria lingua e quindi mi sento un po’ preso per il culo. In ogni caso, il maitre mi da un modulo di richiesta di assunzione rigorosamente in svedese e grazie al suo aiuto lo compilo e glielo consegno. Mi risiedo a tavola e leggo il menù. Sorprendentemente, mi accorgo che il menù è in due lingue: svedese e inglese. La presa per il culo, dentro la mia testa, aumenta sempre più. Ma decido di non pensarci e mi gusto il pranzo. Chiedo al mio amico cosa si deve fare per cercare casa a Stoccolma. Mi risponde dicendo che il sistema è un po’ barbino. In buona sostanza vai in una agenzia (ne esiste una sola) che si chiama Bostad Direkt e paghi 700 corone (circa 75 euro) per avere dei numeri di persone che affittano case e appartamenti. ATTENZIONE!: non è detto che pagando e avendo il numero di telefono di un proprietario di casa quest’ultimo ti affitta l’immobile! NO! Fai un colloquio con lui e in base a tanti fattori (simpatia, antipatia, reddito, lavoro, figli, animali…) decide se affittarti casa o meno.

Alla fine, le differenze tra la Svezia e l’Italia sono poche ma fondamentali:

In Svezia, acqua gratis e bollette di luce e gas bassissime; in Italia no. 

in Svezia parlano tutti inglese e cercano di salvare la “lingua svedese”; in Italia parliamo a malapena un corretto italiano e rifiutiamo di imparare la lingua più parlata al mondo.

In Svezia prima si pensa ai bisogni degli svedesi e poi a quelli degli extracomunitari o del resto d’Europa; in Italia facciamo l’esatto contrario.

In Svezia ti affittano una casa più facilmente se sei svedese; in Italia se sei extracomunitario.

In Svezia esiste l’ID card per gli stranieri; in Italia il permesso di soggiorno.

ALLA FACCIA DELL’EUROPA UNITA.

 

Pubblicato da: Tony Troja | maggio 14, 2008

I Carabinieri e le barzellette

Ore 19.10. Nella via principale di uno dei quartieri di Cesena, avviene un tamponamento che coinvolge tre autovetture. Nessun ferito o danno grave, solo qualche ammaccatura alle carrozzerie. Tutto ciò avviene proprio sotto il balcone di casa mia. Fino alle 19.45 non si vede nessuna vettura dello forze dell’ordine. Passano ancora pochi secondi e finalmente arriva un macchina dei Carabinieri. La riconosco: è la vettura che fa parte della stazione CC del quartiere, stazione che dista dal luogo dell’incidente circa cinquecento metri. Da informazioni apprendo che la stessa vettura con gli stessi militari era stata impegnata in alcuni rilevamenti sulla E-45, proprio all’uscita per il quartiere dove abito, per un altro incidente. I due carabinieri (non è il titolo del film, purtroppo), arrivano sul luogo del tamponamento per procedere alla ricostruzione della dinamica dell’incidente.

Mi accorgo però, che i due militari posteggiano l’autovettura proprio sulle strisce e nel mezzo di una piccola strada in discesa che incrocia la via principale. Avrebbero potuto tranquillamente fermarsi e posteggiare appena due metri (proprio di due di numero) più avanti in una piccola piazzetta di sosta. Invece restano lì.

Io rientro in casa e mi rimetto a fare quello che stavo facendo prima del tamponamento.

Ore 21.20. Mi affaccio al balcone e vedo che i carabinieri sono ancora lì, che stanno prendendo ancora delle misure, circa a 30 metri di distanza dalla loro auto. Quello che salta subito all’occhio è che dietro la vettura dei militari, si è intanto creata una piccola coda di automobilisti che rientra a casa dal lavoro. Allora, decido di stare ad aspettare, sicuro che prima o poi succederà qualcosa. Infatti da lì a poco, tutti quelli in coda, cominciano a suonare il clacson per ovvie ragioni. Ma nessuno dei carabinieri si fa vivo. Dopo un’altra vagonata di clacsonate, finalmente, il carabiniere si accorge che qualcosa non va ma con tono minaccioso anzichè spostare la macchina, fa un cenno agli automobilisti in coda del tipo “CHE CAZZO SUONI A FARE” accompagnato dal più classico “OOH”.

Il secondo della fila, allora, cerca di far capire al militare che se spostasse la macchina andrebbero tutti a casa subito…. E qui l’epilogo: il carabiniere non solo NON sposta la vettura ma addirittura, si avvicina agli automobilisti chiedendo chi fosse stato a suonare il clacson. Il primo furbetto e primo della fila si fa subito avanti dicendo che i colpi di clacson venivano da dietro e una volta spostata l’auto della Benemerita, parte piano piano per andarsene. Quindi, secondo il carabiniere, il segnale auditivo viene dall’auto successiva. Si avvicina e chiede i documenti al guidatore, che a sua volta, chiede perchè. Domanda lecita. Intanto scendono dalle altre vetture gli altri automobilisti che vanno a dare manforte al povero guidatore assediato dai due carabinieri. Cominciano a riscaldarsi gli animi fino a quando una signora sulla sessantina alla guida di un furgoncino in coda, fa notare che avendo lavorato tutto il giorno, l’unica cosa che vuole è quella di tornare a casa. Ma il carabiniere non la sta neanche a sentire. L’unica cosa che gli interessa è fare la voce grossa contro quel signore che aveva semplicemente chiesto di far spostare l’auto dei militari. La signora, allora, anche un po’ indispettita dall’atteggiamento villano del carabiniere, insorge ma a questa azione corrisponde la prontissima reazione del militare che dice: “VENIAMO DALLA E-45 DOVE C’É STATO UN INCIDENTE E VOI CI CHIAMATE PER QUESTA CAZZATA?!?”. Il carabiniere non vuole sentire ragione e chiede al guidatore che aveva clacsonato per primo di posteggiare più avanti e mostrare i documenti mentre il resto della fila si avvia a lasciare la strada.

Con una calma, oserei dire, incrollabile, i due carabinieri (ancora una volta non si tratta di Montesano e Verdone), si tolgono il cappello dalla testa, si asciugano il finto sudore dalla fronte, si passano una mano tra i capelli, mettono via le casacche catarifrangenti, posano la cartellina con i rilevamenti, si rimettono il cappello, si sistemano la giacca e poi, finalmente, chiedono i documenti al malcapitato guidatore che va subito via dopo pochi minuti.

Conclusione: due ore per prendere rilevamenti e fare “due chiacchiere in simpatia” con altri automobilisti che non hanno niente da fare . Però, dopo 24 ore, la mascherina  della vettura tamponatrice giace ancora sul marciapiede di fronte casa mia.

Forse non era meglio discutere un po’ meno ed agire di più?

Ora capisco perchè fanno le barzellette sui Carabinieri.

Evviva l’Italia.

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