Pubblicato da: Tony Troja | maggio 18, 2008

Steve Lukather, cinquant’anni di umiltà

                                         

Qualche settimana fa, ho comprato una chitarra per un mio amico che abita all’estero. É una MusicMan modello Luke. L’ho comprata da Tomassone a Bologna. Chitarra eccezionale, molto versatile e apprezzata da molti chitarristi nel mondo. Qualità eccezionali volute proprio da Steve Lukather, in collaborazione con la MusicMan, per questo strumento, assicurando che la fabbrica non costruisce una chitarra proprio per lui e le altre sono fatte in serie per i comuni mortali. Assolutamente no. In un’intervista ha addirittura detto che potrebbe andare in tour per il mondo senza chitarra e che entrando in un qualsiasi musicshop del mondo, avrebbe potuto comprarne una, sicuro che quella sei corde è esattamente identica e funzionale come le sue Luke, colori a parte.

Al momento di comunicare l’indirizzo di spedizione, i ragazzi di Tomassone mi chiedono se voglio partecipare alla clinic che proprio Steve Lukather avrebbe tenuto il diciassette maggio a Bologna. Quasi in lacrime dalla gioia, dico che ovviamente voglio essere presente all’evento e quindi lo staff della liuteria più famosa d’Italia mi chiede se voglio che Lukather firmi la chitarra del mio amico. A questa domanda le lacrime di gioia vengono giù, questa volta davvero. Decido però di farmela spedire a casa e di portarla alla clinic con me, sperando magari di incontrarlo personalmente.

Arriva il gran giorno. Arriviamo, io e la mia fidanzata, all’Hotel Savoia di Bologna con circa quaranta minuti di anticipo rispetto all’inizio della clinic e con poca meraviglia ci accorgiamo che già erano presenti più di quattrocento persone. Intravedo vicino al palco uno dei ragazzi di Tomassone e con un cenno attiro la sua attenzione. Ci mima di andare sotto il palco e noi lo facciamo portando dietro la chitarra. Eravamo in cinque ad avere la Luke da autografare; una io, una un ragazzo di Giarre e tre di un ragazzo napoletano. Poi ci viene chiesto di seguire il ragazzo di Tomassone giù in camerino per lasciare le chitarre da firmare. Chiediamo di poter assistere alle firme ma un assistente di Lukather ci dice che il chitarrista era leggermente incazzato per via di piccole cose che aveva chiesto e che non gli erano state concesse. In sostanza, non voleva che fosse presente una cover band dei Toto, band che invece era sul “suo” palco sperando di fargli un tributo gradito. Stiamo per fare le scale per salire nella sala convegni del Savoia, quando vediamo spuntare proprio Steve Lukather. Io accendo subito la videocamera, ma non riesco a riprendere l’attimo in cui lui, vedendoci, ci ha fulminati con lo sguardo. Poi, accortosi della ripresa, stringe la mano ai due ragazzi e sorride benevolmente andando verso il suo camerino. Noi saliamo e ritorniamo in sala.

Fabrizio Grossi, produttore e amico di Lukather, e traduttore per l’occasione, annuncia l’ingresso e io con la mia videocamera nuova fiammante, comprata apposta per l’occasione, comincio a riprendere tutto. Lukather entra in sala accolto da una ovazione impressionante, la gente lo vuole toccare al passaggio tra le file di sedie della sala. Lui è un po’ emozionato; sale sul palco, saluta in perfetto italiano, ringrazia il suo amico Fabrizio e chiede subito due birre. Una per lui e una per Fabrizio, un cin cin, un sorso veloce e prendendo la chitarra, dice di non sapere quello che andrà a suonare da lì a poco. Comincia con un suono pulito accompagnato da un leggero chorus e un delay molto armonioso. Passa poi ad un suono leggermente distorto che progressivamente aumenta fino a completare il tutto con un wah-wah. Tutti a seguire in religioso silenzio fino alla fine, quando scatta un altro fragoroso applauso. Fabrizio chiede se qualcuno vuole fare qualche domanda a Steve e io non perdo tempo gridando subito “IO!”. Arriva Stefano, dello staff, con un microfono che non funziona, allora io grido la mia domanda a Lukather e gli chiedo, su precedente suggerimento del mio amico per il quale ho comprato la Luke, quante molle ha il suo tremolo. Tutto questo in inglese. Lui mi risponde che alcuni usano due molle ma lui ne preferisce tre, le due laterali oblique e un centrale dritta. Ringrazio. Stefano passa il gelato ad un altro ragazzo per una altra domanda ma anche stavolta il microfono non va. Qui, avviene una piccola gag involontaria. Steve dice: “Microphone doesn’t work tonight, uh?!?”; e io, involontariamente, gli urlo: “I know!”. Lukather scoppia a ridere e la gente comincia ad applaudire al simpatico siparietto comico. Le domande si susseguono per circa due ore, interrotte ogni tanto da qualche dimostrazione pratica del chitarrista dei Toto. Alla fine, ci saluta tutti con una chicca: Little Wing di Jimi Hendrix suonata e cantata. Scrosciano gli applausi e lui ritorna in camerino. Lo seguo con la scusa che la “mia” chitarra si trova ancora lì, scendo le scale e vedo che infila la porta del bagno….. Natura premit. Poi, chiede a tutti un attimo per riprendersi, bere e mangiare qualcosa per poi accoglierci nel suo camerino. Entro, ho solo la macchina fotografica perchè la batteria della videocamera mi ha piantato dopo un’ora e mezza di riprese ininterrotte. Comincio a fare delle riprese in modalità video ma non voglio sprecare tutta la memory card. Riprendo Lukather che firma dei cd booklet e allora Fabrizio mi chiede se voglio farmi una foto con Steve. Metto subito la modalità foto e voilà. Cominciamo a parlare un po’ e gli faccio alcune domande sulla chitarra, su altri artisti e poi, anche di registrare un saluto per il mio amico. Lukather è disponibilissimo. Mi firma anche il retro del pass e io a questo punto lo ringrazio e lo saluto dicendogli: “Thanks to exist”, e lui, sorridendo, mi risponde “Thanks to resist”. Genio. Salgo le scale, raggiungo la mia fidanzata, recupero la chitarra autografata e ritorniamo a casa. 

In conclusione, ho conosciuto una persona splendida che nella sua carriera ha realizzato più di mille e duecento collaborazioni e che nonostante tutto è ancora disponibile nel farsi una foto con il primo che incontra e sempre con il sorriso sulle labbra.

Evviva la musica. Quella vera.                       

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Responses

  1. Ma Oscar lo sa??? E’ ancora vivo o è morto d’invidia??? E cmq… Oscar quante chitarre ti stai comprando?? Finiscila che t’ha maritare!!

  2. Ciao Tony, noi non ci conosciamo. Ho appena ricevuto la tua “amicizia” su Facebook, e di questo ti ringrazio. Curiosando sul tuo profilo e cercando di capire chi è quel pazzo che crea quelle fantastiche parodie musicali, mi sono imbattuto sul tuo blog. Complimenti, veramente interessante. Venendo alle cose serie, TI INVIDIO COME SI INVIDIA UNO CHE VIVE SULLA SPIAGGIA DI PUERTO ESCONDIDO. Una foto con Steve? Sarei disposto a rinunciare alla mia razione settimanale di birra pur di farmene una. Congratulazioni. E’ una emozione fortissima. Ho 52 anni e dopo 37 anni di rock e concerti, ho avuto l’opportunità di fare una foto e due chiacchere con uno dei miei idoli, non più tardi di due mesi fa. Peter Hammil dei Van Der Graaf Generator a Guastalla (le foto sono anche su FB). Pensavo che alla mia età certe emozioni fossero ormai superate, invece…
    Continua così.
    Valerio


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